SENSIBILITA’ ALL’INSULINA ED ESERCIZIO

EFFETTI ACUTI VS EFFETTI CRONICI SULLA SENSIBILITA’ INSULINICA MEDIATI DALL’ESERCIZIO

  • ADATTAMENTI ACUTI – PAE = effetto acuto prolungato à è il miglioramento della sensibilità insulinica che si verifica al termine di una singola seduta di allenamento; può perdurare fino a 72h. Si tratta di un effetto acuto e, pertanto, transitorio.
  • ADATTAMENTI CRONICI = sono modifiche croniche dell’anatomia/fisiologia che si instaurano in risposta all’esercizio regolare, al fine di adattare l’organismo allo stimolo allenante, rendendolo più efficiente nel mantenimento dell’omeostasi. In questo caso l’esercizio regolare migliora la sensibilità insulinica, il trasporto e l’assorbimento di glucosio in maniera più duratura e prolungata. Tuttavia, anche questi adattamenti diminuiscono (seppur più lentamente) se vengono interrotti gli allenamenti regolari.

È importante ricordare che NIENTE DURA PER SEMPRE !

I NUMERI CHE PREOCCUPANO E L’ESERCIZIO COME MEDICINA 

  • 34 milioni di statunitensi soffrono di diabete, di cui il 90-95% soffre di diabete di tipo 2.
  • 88 milioni invece soffrono di prediabete (concentrazione di glucosio più alta del normale).
  • Si stima che il 70% degli individui con prediabete svilupperà il diabete di tipo 2.
  • Si stima che la prevalenza nel 2050 potrebbe aumentare fino al 33% (2010 = 14%).

L’intervento sui prediabetici è fondamentale.

L’ESERCIZIO E’ UNA MEDICINA = è in grado di modulare la sensibilità insulinica, favorendo l’assorbimento di glucosio e al contempo di migliorare la composizione corporea riducendo la massa grassa e aumentando la massa magra.

ASSORBIMENTO DEL GLUCOSIO INSULINO-INDIPENDENTE E SENSIBILITA’ INSULINICA

L’esercizio/contrazione muscolare è in grado di favorire il trasporto e l’assorbimento del glucosio attraverso meccanismi insulino-indipendenti mediati principalmente dalla chinasi AMPK, la quale si attiva in risposta all’alterazione del bilancio energetico (consumo di ATP), e dall’aumento della concentrazione citosolica di calcio nella cellula muscolare. Questo effetto acuto si esaurisce brevemente, tuttavia quello relativo alla maggiore sensibilità insulinica può persistere fino a 72h. Quest’ultimo aspetto è quello di maggior interesse quando si prescrive l’esercizio a scopo terapeutico contro la resistenza all’insulina (condizione tipica del diabete di tipo 2).

Distinguere gli effetti derivanti dall’allenamento di tipo cronico rispetto a quelli acuti non è semplice poiché spesso i due si sovrappongono. Ciò che emerge più chiaramente è che il grasso corporeo, specie a livello addominale, modula la resistenza all’insulina, pertanto il miglioramento della composizione corporea come conseguenza dell’esercizio cronico potrebbe essere il fattore di maggior rilievo per quanto concerne gli adattamenti cronici.

ALCUNI RISULTATI DELLE RICERCHE SCIENTIFICHE

  • L’effetto cronico dell’allenamento regolare ha effetto protettivo/preventivo nei confronti dello sviluppo di insulino-resistenza à sia per quello che tipicamente accompagna l’invecchiamento che nei confronti di predisposizioni genetiche al suo sviluppo.
  • La sensibilità insulinica migliora in seguito ad esercizio acuto sia nei soggetti allenati che non, ma la durata dell’effetto è influenzato dal tipo di dieta pre e post-esercizio = una dieta ricca di carboidrati dissipa rapidamente gli effetti.
  • Il PAE dell’esercizio sulla sensibilità all’insulina (anche se apparentemente derivato dall’accumulo di più sessioni) è in grado di fornire un beneficio terapeutico per i pazienti con diabete di tipo 2.
  • L’effetto protettivo dell’attività fisica è più forte nelle persone con un BMI elevato, una storia di ipertensione o una storia genitoriale di diabete = coloro che sono a maggior rischio di sviluppare diabete di tipo 2 traggono i maggiori benefici dall’allenamento fisico di per sé come intervento preventivo.

Apparentemente «UNA VOLTA E’ GIA’ SUFFICIENTE» per migliorare la sensibilità insulinica, in particolare per gli individui che hanno maggiormente bisogno di un intervento preventivo/curativo.

PRESCRIZIONE DELL’ESERCIZIO A SCOPO TERAPEUTICO – PARAMETRI CHIAVE DA CONSIDERARE:

MODALITA’= allenamento di endurance vs allenamento contro resistenza.

Ancora poca chiarezza riguardo a quale possa essere la modalità più efficace per migliorare la sensibilità insulinica.

FREQUENZA = numero di sedute e distanza temporale tra di esse.

Poco chiara la frequenza ottimale per suscitare un PAE «continuo» poiché questa varia in base a età, condizione metabolica/patologica e apporto nutrizionale prima e dopo la sessione.

DURATA = determinazione della MED = Dose Minima Efficace; al pari di un farmaco.

La durata dipende dall’intensità, quindi stabilire durata/frequenza ottimali è difficile. Un volume eccessivo potrebbe essere dannoso e sfavorire l’aderenza, mentre la MED potrebbe essere insufficiente per la perdita di grasso corporeo. In linea generale anche solo 10-12 minuti di esercizio possono migliorare la sensibilità all’insulina.

INTENSITA’ = prescrizione in termini di % di Vo2max (massimo consumo di ossigeno).

Rimane da capire se il fattore principale che migliora la sensibilità insulinica sia l’uso di energia in sé o l’uso di energia per unità di tempo (intensità) e di conseguenza quale tipo di esercizio (bassa intensità, alta intensità o intermittente) fornisca il PAE ottimale.

CONCLUSIONI

  • L’esercizio è una medicina = può servire come prima linea di difesa per la prevenzione e il trattamento di malattie metaboliche come il diabete di tipo 2 e può surrogare o affiancare il trattamento farmacologico.
  • Il PAE dell’esercizio sembra essere l’effetto predominante sulla sensibilità insulinica sia in soggetti allenati che non, tuttavia gli individui non allenati e con minor sensibilità insulinica traggono i maggiori benefici dal PAE dell’esercizio à in soggetti MONW (Metabolic Obesity in People with Normal Body Weight) potrebbe essere l’unica opzione applicabile.
  • L’effetto dell’esercizio cronico, invece, potrebbe dipendere più dalla perdita di peso/riduzione del grasso corporeo a livello addominale che accompagna l’esercizio piuttosto che dall’esercizio in sé.
  • La prescrizione dell’esercizio è molto più complicata rispetto alla prescrizione di un farmaco a causa delle numerose variabili à modalità, volume, frequenza, durata e, forse la più importante, intensità.
  • Minima dose efficace e dose ottimale di esercizio: aspetti da valutare e differenziare attentamente poiché molti degli individui che possono trarre i maggiori benefici dal PAE dell’esercizio sulla sensibilità all’insulina potrebbero non essere in grado di raggiungere/sostenere quest’ultimo.
  • La sostenibilità dell’esercizio e l’aderenza a lungo termine al piano di allenamento rappresentano due fattori determinanti per il successo terapeutico.
  • Mettere al centro il soggetto e analizzare le sue caratteristiche è fondamentale sia per ridurre il rischio d’infortunio (sovraccarico) che per massimizzare i risultati terapeutici.
  • Infine, l’influenza della dieta, in termini di assunzione di carboidrati, è meritevole di ulteriore ricerca, ma certamente la sua analisi gioca un ruolo fondamentale nel determinare il successo terapeutico.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *