ROAD TO EVERESTING – 30 MAGGIO 2026 DOBRATSCH
Finalmente è arrivato il giorno della prova di Everesting.
È il 30 maggio 2026. La sveglia suona alle 2:50. Ho scelto di dormire il più possibile, per quanto il tempo dedicato al sonno in una giornata come questa sia inevitabilmente ridotto. Così faccio colazione alle 3:00 con un caffè macchiato con latte di soia, un panino con marmellata e mezza banana. Alle 3:25 io e Marco (il mio ragazzo, che mi ha accompagnata in questa avventura) partiamo in bici verso la partenza dall’Alpen Arena, prevista per le ore 4:00.

È buio, ma sono super eccitata all’idea di affrontare questa impresa: otto scalate, contro me stessa. Sono io il mio nemico e, allo stesso tempo, la mia compagnia.
Sono abbastanza sicura della mia prestazione e rassicurata dal fatto di aver pianificato correttamente sia il pacing insieme alla mia coach Annalisa, sia la strategia nutrizionale e di integrazione.
Durante la prova avevo programmato di assumere tre gel con caffeina durante la terza, la quinta e la settima salita. Devo ammettere che questo è un aspetto da rivedere per il futuro: durante la settima scalata ho deciso di non frazionare la caffeina come avevo fatto in precedenza, ma di assumerla tutta insieme perché durante la sesta salita avevo attraversato un momento di difficoltà. Non è stata una scelta particolarmente efficace, perché nell’ottava scalata ho accusato un calo ancora più marcato, probabilmente dovuto anche alla fine dell’effetto della caffeina.
Per quanto riguarda l’idratazione, nelle borracce avevo inserito 30 grammi di carboidrati solo nella prima parte della prova; successivamente ho utilizzato principalmente acqua e sali minerali, soprattutto nelle ore più calde. La scelta è stata dettata dall’esperienza personale: in condizioni di caldo, soluzioni troppo concentrate mi causano facilmente nausea e riducono la mia propensione a bere. Ho quindi preferito privilegiare l’idratazione, limitando i carboidrati in borraccia alla prima fase della prova e affidando il resto dell’apporto energetico a gel, Coca-Cola e alimenti solidi. Questa strategia si è rivelata efficace e ben tollerata per tutta la durata dell’evento.
Assumevo cibo solido all’inizio e alla fine di ogni salita, mentre a metà optavo per un gel.
Ho calcolato di aver ingerito circa 620 grammi di carboidrati complessivi durante la prova, includendo anche i preziosi bicchieri di “Santa Coca-Cola”.
Fino alla quinta salita compresa stavo davvero molto bene. Dividevo mentalmente ogni scalata in due parti, mantenendo i watt concordati con Annalisa. Fino a quel momento sono riuscita a restare tra i 176 e i 178 watt medi. Dalla sesta salita in poi, però, ho iniziato a calare: due scalate a circa 166 watt medi e l’ultima a 158 watt.
Nella mia testa non esisteva la possibilità di scendere sotto i 176 watt medi. A un certo punto, però, ho capito che non riuscivo più a sostenere quel ritmo. Così ho smesso di guardare i numeri e mi sono detta: “Ok, adesso limitiamo i danni e troviamo un passo che sia sostenibile ancora per tre scalate, senza cedere anche mentalmente”. E così ho fatto.
È stato un viaggio fisico e personale. Attraverso la rabbia che mi porto dentro per ciò che è successo, attraverso la resilienza che da sempre mi contraddistingue, attraverso quel sorriso che, in fondo, questo sport riesce sempre a regalarmi.
La cosa che ho apprezzato di più è stata l’atmosfera che ho trovato. Credo che questa sia una sfida talmente estrema contro se stessi che chi vi partecipa sia lì per un motivo che va ben oltre la prestazione. Ognuno arriva con il proprio macigno interiore e cerca di alleggerirsi salendo per 8.848 metri di dislivello, provando a lasciare indietro qualche ferita, abbandonando un pezzo di sé lungo la strada, per arrivare in cima più leggero dentro e fuori.
Ho incrociato moltissimi ciclisti e, a ogni passaggio, tutti incoraggiavano tutti. Una cosa che nelle gare tradizionali non succede praticamente mai.
All’Everesting sì.
Ringrazio particolarmente Marco, che mi ha aspettata per quasi dodici ore; Laura, una persona fantastica che fa parte dell’organizzazione italiana dell’evento; e Alberto Lorenzetti, anche lui membro dello staff Everesting. Naturalmente anche chi da casa mi ha seguito in questa follia, ho portato tutti voi con me.
Consiglio vivamente di partecipare a questo evento. Oltre alla modalità Full Everesting da 8.848 metri di dislivello, esistono infatti altre formule:
- 4.424 metri (“Half Everesting”), ovvero mezzo Everesting in solitaria;
- partecipazione a squadre da 2, 4 o 8 persone.
In base al numero di componenti del team, ogni atleta dovrà completare rispettivamente 4, 2 oppure 1 scalata.
Per me questa esperienza è stata soprattutto una preparazione: un’occasione per imparare a gestirmi in vista del prossimo grande obiettivo, il World Championship Everesting sull’Etna a fine settembre.
Chiudo questo racconto con alcuni dati, per gli amanti dei numeri come me:
- 258,17 km
- 9.493 m di dislivello (sì, siamo andati oltre, ma il cronometraggio partiva da poco più in alto)
- Tempo totale di scalata: 8 ore e 29 minuti
- Tempo totale attività: 11 ore e 43 minuti
- Velocità media: 22 km/h
- 6.310 kcal consumate
- 148 bpm medi → praticamente 8 ore in Z4
- 160 watt normalizzati
- 1^ donna e nella generale maschile son riuscita a fare un 3^ posto assoluto
- Stress ossidativo: NON CALCOLABILE
