L’ALLENAMENTO COME FARMACO: MEDICINA O VELENO? DIPENDE DALLA DOSE

L’allenamento è uno strumento essenziale per il miglioramento della performance, tuttavia, non sempre viene somministrato nella dose corretta; dunque, non sempre porta ai risultati attesi.

Oggi voglio riportarvi un caso concreto che testimonia bene il concetto di allenamento come farmaco: la dose giusta è come una medicina e porta a star meglio, al contrario, la dose eccessiva è come un veleno e intossica il nostro corpo.

Il caso concreto

Marco è un ciclista amatoriale, pedala da sempre, per tenersi in forma, divertirsi e passare delle giornate insieme a sua moglie, la quale, ahimè (per lui), è fortissima in salita. Marco ha il diabete di tipo 1 e questo rende ancora più complicata la gestione delle lunghe uscite in compagnia della “moglie scatenata”. Per anni Marco si è allenato cercando di “inseguire” sua moglie e tenendo più duro possibile: ce l’ha sempre messa tutta, io ne sono certa. Eppure, Marco non migliorava; ogni fine settimana tornava a casa dall’allenamento distrutto, ma gara dopo gara i Watt non crescevano, rimanevano sempre gli stessi. Allenamenti sui rulli e allenamenti su strada con costanza e regolarità, ma niente, perciò Marco un giorno mi disse: “mi alleno da anni ma su per giù ho sempre gli stessi Watt, non credo di poter migliorare più di così!”.

Chi di voi non ha mai pensato quello che ha pensato Marco?

Marco è arrivato da me ad inizio Novembre 2025, chiedendomi di allenarlo. Dopo anni a fare il tifo per la moglie, si è deciso: ci provo anch’io, voglio provare ad allenarmi bene, con un programma mirato per me, e vedere se anche io posso migliorare.

Detto fatto, non potevo tirarmi indietro…e così siamo partiti.

Primo test – agosto 2025 (poco prima che iniziassimo la preparazione assieme, dopo un periodo in altura):

  • MLSS 276W
  • LT1 228W
  • VO2 max 54,9 ml/min/kg
  • VLamax 0,63 mmol/l/s
  • Peso 80 Kg

Il test dimostra che Marco è un atleta glicolitico, forte negli sprint e negli sforzi brevi, ma carente nella gestione delle salite lunghe (che però a lui piacciono tantissimo). Un atleta come Marco deve gestire con molta attenzione i carichi e le intensità di allenamento perché ha molte fibre di tipo II, le quali da un lato gli permettono di esprimere potenze elevate, ma dall’altro si affaticano molto rapidamente.

Ho subito capito che per Marco l’allenamento era diventato un veleno: la dose era troppo elevata.

Dall’autunno abbiamo quindi ridimensionato i carichi calibrando con maggior attenzione le intensità di allenamento e curando al meglio l’alimentazione, fondamentale nel suo caso per non rischiare crisi ipoglicemiche. Marco su questo è stato davvero superlativo: ha capito che un motore come il suo può rendere bene solo se alimentato a dovere; ha smesso di subire la sua condizione e ha iniziato a governarla. Il punto di svolta è stato abbattere il muro della paura. Nonostante il diabete di tipo 1, Marco non ha avuto timore di alimentarsi correttamente. Anzi, ha accettato la sfida più difficile per un atleta diabetico: integrare con precisione millimetrica in funzione dei carichi e dell’intensità. Ogni sessione aveva un obiettivo energetico chiaro. Marco non si è limitato a “mangiare”, ma ha calcolato con precisione i g/h di carboidrati necessari per sostenere quel tipo specifico di sforzo, tenendo nota di ogni grammo ingerito prima, durante e dopo, rendendo quindi la gestione della glicemia non più un ostacolo, ma una parte integrante della sua performance (e salute).

Risultato?

Secondo test – gennaio 2026

  • MLSS 298W
  • LT1 248W
  • VO2 max 58,3 ml/min/kg
  • VLamax 0,72 mmol/l/s
  • Peso 80 Kg

In poco più di 2 mesi il miglioramento è netto ed evidente, lui stesso riferisce di sentirsi molto bene e con stupore mi dice: “ho tenuto questi Watt in tutto il giro lungo, dall’inizio alla fine e… alla fine stavo ancora bene!!! Tutto ciò allenandomi meno di prima, incredibile…”

In realtà no Marco, non è incredibile; il nostro corpo è incredibile: è in grado di adattarsi a tutto, in qualche modo, ma se gli forniamo le giuste dosi, può veramente stupirci.

Ti ringrazio per la fiducia mostrata nei miei confronti e per l’impegno che hai messo in ogni singolo allenamento, a partire da quegli allenamenti in cui l’intensità ti sembrava ridicola e improduttiva. Un po’ ti annoiavi in fondo, lo so, ma tutto fa parte del processo.

Io e Marco in un allenamento in cui LUI mi tira il collo e poi mi premia con il mio dolce preferito: empatia, amicizia e fiducia sono alla base di questo percorso.

Sono immensamente fiera di te e del percorso che stiamo costruendo assieme.

Il caso di Marco, inoltre, insegna che nel diabete di tipo 1 l’integrazione non è solo “prevenzione delle crisi”, ma è carburante per la performance. Molti atleti temono l’insulina o il carico di carboidrati durante lo sforzo, finendo per allenarsi “vuoti” e non progredire mai.

Non tutti i chilometri sono uguali. Un lento rigenerativo e una serie di ripetute sopra la soglia hanno impatti glicemici opposti. Marco ha imparato a non “mangiare a caso”, ma a calibrare i grammi di carboidrati per ora (g/h) in base all’intensità prevista dal programma di allenamento.

Marco al terzo piatto di pasta dopo un lungo di 5h ad alta intensità: non ha paura dei carboidrati ma sa quando bisogna integrarli per ottimizzare prestazione e recupero.
Marco non dice di no nemmeno ai dolci (se li è meritati fidatevi).

 

 

 

 

 

 

Spesso il timore di un’iperglicemia porta a sotto-alimentarsi, spegnendo il motore muscolare. Abbiamo lavorato per capire che, quando l’intensità è elevata, quel glucosio è essenziale alle fibre muscolari e non resta nel sangue a far “danni”. Alimentarsi correttamente permette di mantenere i watt costanti dall’inizio alla fine, proprio come è successo a Marco nel suo lungo e nella sua ultima gara (Granfondo Laigueglia) che ha concluso con un ottimo risultato.

La gestione ottimale della granfondo Laigueglia di Marco
Un allenamento di 5h ad alta intensità concluso con energie dall’inizio alla fine.

Non allenatevi “nonostante” il diabete, allenatevi con il diabete, esattamente come se fosse una componente tecnica aggiuntiva.

Marco oggi è un ciclista più forte e consapevole perché ha capito che l’allenamento lavora esattamente come la sua insulina: nella giusta dose è un farmaco, lo fa stare bene e lo fa migliorare, mentre in dosi eccessive diventa tossico (un veleno) e lo porta ad accumulare fatica, compromettendo la salute e la prestazione.

Marco in azione alla granfondo di Laigueglia

La tua coach è estremamente fiera di te, ma questo è solo l’inizio.

 

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