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BREVE PAGINA DEL DIARIO DI UNA CICLISTA E FUTURA NUTRIZIONISTA SPORTIVA

Ho deciso, per una volta nella mia vita, di raccontare i miei pensieri, non è un articolo scientifico oggi. Chi mi conosce sa che è un fatto piuttosto insolito: sono sempre stata abbastanza ermetica da questo punto di vista. Eppure credo che, a volte, mettersi a nudo faccia crescere sia noi stessi sia gli altri. In fondo siamo umani.

Non mi dilungherò troppo, ma spero di far riflettere, di trasmettere l’idea che non esistono solo la prestazione, gli schemi rigidi e i risultati, e magari di creare un po’ di empatia tra le persone (cosa rara, quest’ultima).

03/02/2026

È mattina. Come spesso accade ultimamente, fuori nevica copiosamente. Quest’anno l’inverno sembra non volerci lasciare e le sue temperature rigide, unite alle precipitazioni, mi hanno portato a pedalare spesso al mare, in compagnia di Annalisa. È lei che mi aiuta negli allenamenti; poi vi spiegherò perché non riesco a definirla totalmente “la mia coach”, anche se, in fondo, lo è.

Dall’ultimo infortunio ho temuto più di ogni altra cosa una perdita di identità. Sapevo bene quanti giorni, quanti anni e quante rinunce ci fossero dietro al livello prestativo che avevo raggiunto. Se siete qui a leggere, conoscete il mio trascorso sportivo e non lo ripercorrerò ancora.

Ho passato molte giornate a chiedermi se e quando sarei tornata “io”, come se esistessi solo nella forma di atleta capace di produrre prestazione e risultati. Ormai Samantha, nella mia testa e in quella di tante persone, era diventata soltanto “atleta-ciclista”.

Come tutti, ho avuto giornate buone e altre meno buone, che ho cercato di affrontare in silenzio, tirando fuori quella grinta che mi ha sempre spinto a spingere forte sui pedali. Con questa pagina comunico anche la chiusura della mia esperienza con BePink: non perché non amassi profondamente quella vita, ma per una questione di priorità, di età e di obiettivi che cambiano.

Da quest’anno tornerò a gareggiare con l’OM CC Team, una squadra che ho visto nascere e con cui ho vinto tutte le principali gare amatoriali. Uno dei motivi che mi ha portato a questa scelta è la volontà di portare a termine i miei studi in nutrizione, affiancando il tirocinio che sto svolgendo da Laura Boetti, che ringrazio per l’opportunità di crescita che mi sta dando.

Ora, dopo questa infarinatura generale, arrivo al vero senso di questa pagina.

Qualcuno penserà che io sia una persona che “molla”, che dopo l’infortunio abbia semplicemente smesso di crederci e di insistere nel mondo élite. Altri, invece, avranno forse più conoscenza o empatia e non si limiteranno a giudicare.

La mia scelta la definisco una presa di coscienza delle mie possibilità e delle mie reali disponibilità. Alla mia età (32 anni) credo sia una decisione che chiunque, con un minimo di lucidità, avrebbe preso.

La vita da donna ciclista nel mondo élite mi piaceva moltissimo. Amavo sentirmi un po’ “zingara”, un giorno qui e un giorno dall’altra parte del mondo con la bicicletta, a lottare per tenere le posizioni e inseguire un risultato. È un mondo che, almeno inizialmente, non offre alcuna sicurezza economica: lo vivi come un investimento su te stessa. Io l’ho fatto, pensando per la prima volta nella mia vita: “Questo è il mio momento, e questa volta ce la farò”. Poi sappiamo tutti com’è andata, e non sono qui a piangermi addosso, ma semplicemente a raccontare i fatti.

Aver preso consapevolezza di cosa significhi davvero il “mondo pro” mi ha fatto comprendere ancora meglio la differenza rispetto al mondo amatoriale, che oggi affronto con molta più leggerezza. Certo, mi impegno, perché ci sono sponsor e responsabilità, ma restiamo amatori. Dovremmo semplicemente amare la bici e le gare, senza prenderci così sul serio come spesso vedo fare.

Va bene crederci, va bene sfidare se stessi, ma non ci stiamo giocando una grande classica che rimarrà nella storia. Non giochiamoci la salute solo ed esclusivamente in funzione della prestazione. Tra gli amatori nessuno ha le stesse ore, le stesse possibilità e le stesse risorse dei professionisti.

Tutti si impegnano, tutti sono motivati (ed è proprio la motivazione che ci spinge a migliorarci ogni giorno) ma è fondamentale restare con i piedi per terra e ricordarci chi siamo.

Per questo credo servano anche buoni allenatori e buoni nutrizionisti: figure che sappiano valorizzare il lavoro senza rendere tutto rigido, estremo o, peggio, malato.

Per molto tempo io sono esistita solo come atleta. Senza quel ruolo, senza quella definizione, mi sentivo smarrita. La laurea era diventata qualcosa di lontano, quasi secondario rispetto alla mia vita. Oggi, invece, grazie al tirocinio e a un nuovo corso che inizierò a marzo, mi sento rinata e, finalmente, utile per il mondo.

Prima ho definito Annalisa come colei che mi aiuta negli allenamenti e non semplicemente come “la mia coach”. Questa affermazione è solo parzialmente vera: ho perso la voglia di allenarmi seguendo schemi rigidi e pianificazioni soffocanti. Ora ho voglia di vivere la bicicletta in base al meteo, alle giornate, agli studi e alle energie.

Lei mi consiglia due allenamenti un po’ più specifici a settimana; per il resto vado a sentimento. Mi osserva, mi analizza, e insieme moduliamo i carichi. Mi aiuta a rendere tutto meno rigido, perché è ciò di cui ho bisogno in questo momento.

Trovate persone che vi ascoltino davvero. Persone che sappiano adattare le cose al vostro carattere, alle vostre abitudini, alla vostra vita. Non chi fa un semplice “copia e incolla”, ma chi vi guarda e vi tratta come esseri umani.

Per quanto riguarda l’alimentazione, sono sempre stata molto ligia, a volte anche troppo rigida. Ultimamente lo sono meno. Seguo uno stile di vita equilibrato e consapevole, perché non credo nella dieta rigida 24 ore su 24, se non in contesti molto specifici, come la preparazione di un Tour de France o di un Giro d’Italia.

Ho volumi di allenamento ancora alti, quindi rimango attenta. Ultimamente sperimento molto, soprattutto per poter poi applicare su altri atleti ciò che prima ho sperimentato su me stessa. Quando i volumi sono elevati, l’attenzione è fondamentale per non cadere in deficit cronici e autodistruggersi.

Da futura nutrizionista sportiva, sento che la mia priorità sarà farvi rimanere in salute, sia fisica sia mentale, aiutandovi a costruire un buon rapporto con il cibo. La prestazione sarà solo la conseguenza, l’apice che potrà emergere da basi solide.

Le priorità cambiano nella vita. Avere sempre un “piano B”, come ho fatto io parallelamente al lavoro che svolgevo prima della bici e durante la parentesi BePink, oggi mi ha permesso di rialzarmi. Mi ha fatto capire che tutta la mia esperienza (compresa la parte più dura e negativa) è un bagaglio che nessuno potrà mai insegnarmi sui banchi di scuola.

Ed è proprio questo bagaglio che, un domani, mi permetterà di aiutare gli atleti che sceglieranno di affidarsi a me con maggiore empatia, consapevolezza e professionalità.

TAKE HOME MESSAGE:

Non siamo una sola cosa. Non siamo solo il ruolo che ricopriamo, il risultato che otteniamo o l’obiettivo che inseguiamo in un determinato momento della vita.
Fare le cose “bene”, avere piani, obiettivi e direzioni è importante. Ma lo è altrettanto accettare che quei piani possano cambiare, che noi possiamo evolvere, rallentare, deviare strada. Non è un fallimento: è crescita.
Rimanere fedeli a noi stessi non significa restare immobili, ma avere il coraggio di plasmarci mentre tutto intorno cambia. Continuare a riconoscerci come persone, prima ancora che come atleti, professionisti o risultati.
E forse il vero successo sta proprio qui: riuscire a cambiare forma senza perdere la propria essenza.

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